Micron Document
██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝


🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b

🔍 Search

¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯

Liutprando
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
(latino)

«Fuit vir multae sapientiae, consilio sagax, pius admodum et pacis amator, belli praepotens, delinquentibus clemens, castus, pudicus, orator pervigil, elemosinis largus, litterarum quidem ignarus, sed philosophis aequandus, nutritor gentis, legum augmentator»

(italiano)

«Fu uomo di molta saggezza, accorto nel consiglio, di grande pietà e amante della pace, fortissimo in guerra, clemente verso i colpevoli, casto, virtuoso, instancabile nel pregare, largo nelle elemosine, ignaro sì di lettere ma degno di essere paragonato ai filosofi, padre della nazione, accrescitore delle leggi»


mwcwLiutprando (Milano, 690 circa – Pavia?, gennaio 744) è stato re dei Longobardi e re d'Italia dal 712 al 744.

Tra i più grandi sovrani mwdglongobardi, mwdwcattolico, fu "mwealitterarum quidem ignarus" ("alquanto ignorante nelle lettere", secondo quanto dice mweqPaolo Diacono nella sua mwegmwewHistoria Langobardorum), ma intelligente, energico ed ambizioso. La sua volontà di potere derivava dalla consapevolezza di essere stato oggetto di una speciale scelta divina, come annuncia lui stesso nel prologo alle mwfaLiutprandi Leges. Fu amato e temuto dal suo popolo, che ammirava la saggezza del legislatore, l'efficacia del comandante militare e anche il coraggio personale - manifestato per esempio quando sfidò a duello, solo, due guerrieri che architettavano un attentato contro di lui.

Accentrò il governo del regno longobardo nelle sue mani, limitando fortemente l'autonomia dei mwfgduchi, arricchendo la legislazione e portando avanti con decisione l'integrazione tra la cultura germanica e quella latina in mwfwItalia. Accrebbe i possedimenti del regno, contenne il potere del papato e svolse una politica di respiro europeo. Fu, accanto a mwgaGrimoaldo, il sovrano longobardo che più si avvicinò al progetto di divenire nei fatti ciò che tutti i re di mwgqPavia proclamavano di essere: mwggrex totius Italiae.

Contents

Note

──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────

Biografia

I primi anni

Il luogo natale di Liutprando non è noto con certezza, ma è probabile che sia nato a Milano, come viene suggerito dal mwhwVersum de Mediolano Civitatecite-ref-2[2]. Figlio di mwjaAnsprando, scampò in giovanissima età alla vendetta di mwjqAriperto II, che lo fece imprigionare facendone mutilare la madre e i fratelli; Liutprando fu invece riconsegnato al padre, esule in mwjgBaviera. Rientrò in mwjwItalia nel mwka712, quando il padre sconfisse Ariperto subentrandogli, e venne immediatamente associato al trono. Ansprando morì dopo appena tre mesi, lasciando Liutprando unico recite-ref-dbi-3-0[3].

Il regno

L'organizzazione del potere

Rafforzò la struttura del mwmapalazzo reale di mwmqPavia trasformandolo nel vero centro politico del mwmgregno, ampliando la cancelleria (equivalente medievale del moderno mwmwgoverno) in modo da poter sostenere le esigenze di un regno sempre più basato sull'uso di documenti scritti. Nucleo dell'attività di palazzo erano il maresciallo (mwnastrator o mwnqmarphais), lo scudiero regio (mwngspatharius), il tesoriere (mwnwvesterarius) e il mwoamaggiordomo di palazzo, capo dell'amministrazione.

Accentuò il carattere sacro del mwogPalazzo regio (mwowsacrum palatium) e la centralità della mwpacapitale. mwpqPavia, sede del re, della corte e dell'annuale assemblea del popolo, venne arricchita da costruzioni adatte a sottolinearne la funzione. Già i re della mwpgdinastia Bavarese avevano eretto edifici di rappresentanza; Liutprando diede ulteriore impulso all'attività, facendo di mwpwPavia anche la capitale architettonica del regnocite-ref-4[4].

Ristrutturò con leggi apposite le cariche dei funzionari regionali, definendone la gerarchia e le funzioni per ottenere una più equa amministrazione della giustizia, una più completa registrazione degli obblighi militari e una più stabile sicurezza interna. Lo mwrqsculdascio amministrava la giustizia in un villaggio; i decani e i mwrgsaltarii erano responsabili di un distretto rurale e i sindaci di una città. Entrambi erano sottoposti agli mwrwiudices, ovvero mwsaduchi e mwsqgastaldi che esercitavano il dominio su una mwsgcivitas (città sede vescovile) e sul suo contado. Gli mwswiudices rispondevano direttamente al re, vertice dell'intero sistema. Il potere di Liutprando si fondò anche sul rafforzamento del mwtademanio regio, fonte di sostentamento per la corte e per l'intera struttura amministrativa che da essa dipendevacite-ref-5[5].

La sua personalità e l'organizzazione che diede al regno segnarono un periodo aureo dell'Italia longobarda, evidente anche ai contemporanei che potevano paragonare la solidità del dominio di Liutprando ai conflitti che avevano caratterizzato gli anni precedenti. Tale istanza di stabilità venne ribadita da Liutprando anche quando accettò l'associazione al trono di suo nipote mwugIldebrando, nel mwuw737. L'iniziativa fu presa dalla nobiltà longobarda in occasione di una grave malattia del re, che aveva sposato Guntruda, figlia del mwvaduca di Baviera Teodeberto (l'antico protettore di suo padre mwvqAnsprando), ma non aveva avuto figli maschi. Secondo quanto riferisce mwvgPaolo Diacono, Liutprando reagì dapprima infuriandosi, ma poi riconoscendo la necessità di quell'atto per garantire una successione pacifica.

L'attività legislativa

Fin dal suo primo anno di regno intervenne sul mwwqcorpus legislativo longobardo, emanando sei norme giuridiche di integrazione all'mwwwEditto di Rotaricite-ref-dbi-3-1[3]. Tra il mwya713 e il mwyq735 promulgò altre centocinquantatré leggi, divenendo dopo mwygRotari il più attivo legislatore longobardo. Introdusse riforme legali ispirate al mwywdiritto romano e le nuove leggi erano contenute in dodici volumi. Rese efficienti i mwzatribunali (Corti di giustizia) e modificò la tradizione longobarda del mwzqmwzgguidrigildo, ovvero del denaro dato in risarcimento per offese o omicidi, aggiungendo alla pena pecuniaria anche la confisca dei beni del reo (di cui una metà andava ai parenti della vittima, l'altra metà nelle casse reali).

I numerosi provvedimenti miravano sia a rimediare a carenze del diritto longobardo, sia a realizzare quella che considerava una sua funzione primaria: adempiere alla volontà divinacite-ref-6[6]. Secondo le sue parole, "le leggi che un principe cristiano e cattolico ha deciso di stabilire e valutare con saggezza non le ha concepite nell'animo, ponderate nella mente e rese proficuamente compiute con le opere per la propria previdenza, ma per volontà e ispirazione di Dio, perché il cuore del re è nelle mani di Dio" (prologo alle mwbaLiutprandi Leges raccolte nelle mwbqLeges Langobardorum).

L'attività di redazione e di promulgazione delle nuove leggi erano eventi che rafforzavano l'unità dei Longobardi, poiché avvenivano in occasione dell'assemblea del popolo che si teneva ogni anno a mwbwPavia il primo marzocite-ref-7[7]. Liutprando presentava le nuove leggi come frutto di un accordo con i mwdaduchi e i mwdqgastaldi e si mostrava all'assemblea dei suoi guerrieri come il saggio signore, guidato da Dio, di un regno saldo e coeso.

L'obiettivo generale dell'attività legislativa fu di garantire la certezza del diritto, per ridurre i rischi di conflitti interni. Operò quindi in particolare negli ambiti più frequentemente forieri di contrapposizioni: il diritto di famiglia, la compravendita e l'abigeato, la validità dei documenti, il diritto di pegno. Favorì l'attività dei giudici per ottenere sentenze rapide e si prodigò per i deboli, senza limitarsi ad affermazioni di principio: tutelò dal rischio di perdita di beni i minorenni e le donne libere, difese i debitori dagli interventi troppo brutali dei creditori, proibì la vendita di ex liberi come schiavi al di fuori dell'Italia, difese l'integrità del matrimonio tra i membri delle classi inferiori (mwdwaldii e schiavi).

Tutelò la mweqChiesa cattolica, nella quale ormai si riconosceva la stragrande maggioranza dei Longobardi, riconoscendo tra l'altro alle chiese l'inviolabilità, ponendo le monache sotto la sua diretta e particolare protezione, vietando alcune pratiche mwegpagane e introducendo nel diritto matrimoniale longobardo le prescrizioni del mwewdiritto canonico.

Per rafforzare la tutela del mwfqdemanio regio, emanò norme che impedivano ai gastaldi e agli altri amministratori l'alienazione di beni pubblici senza la sua esplicita autorizzazionecite-ref-8[8] raccolte ad esempio nella mwggmwgwNotitia de actoribus regis.

Le campagne militari

Insediatosi dopo un periodo di guerre civili, in un primo momento perseguì una politica di pacificazione con l'mwigImpero bizantino e con mwiwRoma, tanto da costringere il mwjaduca di Spoleto, mwjqFaroaldo II, a restituire ai bizantini il porto ravennate di mwjgClasse (mwjw712-mwka713). Ancora nel mwkq715 sembrò voler rimanere nel solco del trattato di pace siglato nel mwkg680 con Bisanzio da mwkwPertarito e mwlaCuniperto: come atto di amicizia e di devozione verso il nuovo papa, mwlqGregorio II, gli restituì il patrimonio delle mwlgAlpi Cozie, che era stato nuovamente confiscato dopo la morte di mwlwAriperto II.

La debolezza dell'mwmqImpero bizantino, sconvolto dalle lotte interne seguite alla fine della dinastia di mwmgEraclio I (mwmw711), favoriva l'allontanamento delle province italiane, provate da un'insostenibile pressione fiscale. L'inazione, da parte di Liutprando, avrebbe a quel punto potuto alienargli il sostegno popolare, sempre incline, tra i Longobardi, a non lasciar cadere lo spirito guerriero che li aveva sempre caratterizzati. La facilità del saccheggio nel colpo di mano su Classe aveva dimostrato come la situazione fosse favorevole a una ripresa dell'espansione ai danni dei domini bizantini in Italia. Nel mwna717 quindi, sfruttò l'attacco degli mwnqArabi all'impero per attaccare e saccheggiare la ricca Ravenna, ormai debole esarcato bizantino mwngRavenna. Contemporaneamente, e con un'azione concertata, il mwnwDuca di Spoleto occupò mwoaNarni e il mwoqDuca di Benevento si impadronì di mwogCuma. I colpi di mano portarono all'interruzione dei contatti tra mwowRoma e gli altri possedimenti bizantini in Italia, ma gli esiti furono di breve durata: presto Liutprando si ritirò a nord, mentre il mwpaduca bizantino di Napoli, mwpqGiovanni I, riconquistò Cumacite-ref-9[9].

In seguito (mwqw726) Liutprando sfruttò le agitazioni causate dalla politica mwraiconoclasta dell'imperatore bizantino mwrqLeone III per intraprendere una nuova campagna. Bisanzio appesantì la pressione fiscale anche sull'mwrgEsarcato d'Italia. Per reazione, divamparono rivolte contro l'mwrwImpero bizantino in diverse città. Liutprando, approfittando del clima infuocato, attraversò il fiume mwsaPo ed invase l'Esarcato occupando mwsqBologna e minacciando mwsgRavenna. Tra il mwsw727 e il mwta728 si sottomisero a Liutprando diverse località fortificate dellmwtq'mwtgmwtwÆmilia (mwuaFrignano, mwuqMonteveglio, mwugBusseto, mwuwPersiceto) nonché mwvaOsimo, nella mwvqPentapolicite-ref-dbi-3-2[3].

Nell'Italia centro-meridionale si era intanto rafforzato il legame tra la mwwwSanta Sede e i ducati di mwxaSpoleto e di mwxqBenevento, che cercavano nel papa un appoggio alle loro ambizioni di indipendenza da mwxgPavia. Nel mwxw729, con un rovesciamento di alleanze, Liutprando scese a patti con l'mwyaesarca, mwyqEutichiocite-ref-10[10]: un accordo rivolto, nella prospettiva del re, contro i duchi autonomisti e, in quella dell'esarca, contro il papa "ribelle". Liutprando marciò su Spoleto e ottenne la sottomissione dei duchi mwzgTrasamondo II (Spoleto) e mwzwRomualdo II (Benevento), che gli giurarono fedeltà e gli offrirono ostaggi come pegnocite-ref-11[11]. Poi si portò sotto le mura di mw1aRoma, per poter trattare da una posizione di forza con il papa. Incontrò mw1qGregorio II, al quale attestò la sua devozione (i Longobardi si erano convertiti al mw1gcattolicesimo alla fine del VII secolo), e si recò in preghiera sulla mw1wTomba di Pietrocite-ref-12[12]. Orchestrò poi la riappacificazione tra il papa e l'esarca, sancendo così l'apice della potenza del regno longobardo: non soltanto egli esercitava un effettivo potere su tutti i mw3aducati longobardi, ma era anche arbitro delle poche e divise aree bizantine rimaste in mw3qItalia (l'mw3gEsarcato di Ravenna comprendente mw3wRoma).

Intorno al mw4q732, mentre Liutprando si trovava a mw4gBenevento per riaffermare l'autorità del potere centrale sul riottoso mw4wducato, suo nipote mw5aIldebrando e il mw5qduca di Vicenza mw5gPeredeo riuscirono a espugnare la stessa mw5wRavennacite-ref-13[13]. La conquista, che sembrava preludere all'unificazione dell'intera mw7aItalia sotto la corona longobarda, si rivelò però per il momento effimera: dopo breve tempo la flotta di mw7qVenezia, chiamata in aiuto dal nuovo mw7gpapa Gregorio III, riportò la capitale dell'mw7wEsarcato sotto l'autorità bizantina. Peredeo cadde e Ildebrando fu fatto prigioniero, ridando slancio ai bizantini; il duca bizantino di mw8aPerugia, Agatone, tentò la riconquista di mw8qBologna, ma venne duramente sconfitto dall'esercito longobardo (benché Liutprando fosse ancora a mw8gBenevento).

Con la nomina a papa di mw9aZaccaria Liutprando tornò a cercare il consenso pontificiocite-ref-14[14]: i due si incontrarono, nel mw-q743, a mw-gTerni dove il re longobardo fece atto di rinuncia al possesso di alcune città umbre occupate nel mw-w742, allorché aveva annesso i mw-aducati di Spoleto e mw-qdi Benevento, donando al ducato romano mw-gNarni, mw-wBlera, mwaqaOrte, mwaqeBomarzo e mwaqiTerni. Per la seconda volta è il pontefice il rappresentante supremo degli ex-territori bizantini nel Laziocite-ref-15[15]

(latino)

«Veniens itaque ad civitatem Interamnis, ubi tunc dictus rex cum suis exercitibus erat, cum rex audiret eius adventum, omnes duces exercituum suorum maiores usque ad octo miliaria misit obviam illi. Sed et ipse rex usque ad medium miliare processit obvia Zachariae summo pontifice, illumque cum gaudio magno et summa reverentia intra civitatem suscepit. Cumque in ecclesia beati valentini ambo consedissent.....huius autem sanctis persuasionibus compunctus rex langobardus, ad mandatum pontificis civitates, quas Romanis abstulerat, restituit.»

(italiano)

«Mentre, così, stava giungendo [papa Zaccaria] nella città di Interamna, dove il re si era già attestato con tutto il suo esercito, il re, che era venuto a sapere del suo arrivo, mandò tutti i suoi comandanti di grado più alto fino all'ottavo miglio per accoglierlo. Ma lo stesso re procedette incontro al sommo pontefice Zaccaria e lo accompagnò all'interno della città con grande gioia e massimo rispetto. Dopo essersi assisi ambedue nella chiesa del Beato Valentino.....colpito dalle sante parole persuasive di costui [papa Zaccaria] il re longobardo restituì al pontefice le città che aveva tolto ai Romani.»

(Pauli Continuationes, III , 9-18)

Invase quindi l'mwaqkEsarcato, occupò mwaqoCesena e assediò mwaqsRavenna. Zaccaria intervenne tuttavia come mediatore e, appellandosi alla religiosità del sovrano, indusse Liutprando a conservare lo mwaqwstatus quocite-ref-dbi-3-3[3].

L'opposizione interna

Nonostante il largo seguito di cui godeva tra il suo popolo, Liutprando fu oggetto di diversi attacchi personali. All'inizio del suo regno scampò miracolosamente a un attentato ordito da un suo parente, Rotari.

Nel mwarq732, dopo la morte del mwaruduca di Benevento mwaryRomualdo II (che aveva sposato una nipote di Liutprando, dalla quale aveva avuto un figlio, mwarcGisulfo, ancora minorenne), dovette fronteggiare l'opposizione della fazione autonomista, capeggiata dal mwarggastaldo mwarkAudelais. Liutprando depose l'usurpatore e insediò come duca, in attesa della maggiore età di Gisulfo, un altro suo nipote (mwaroGregorio, già mwarsduca di mwarwChiusi), riportando il ducato sotto il suo pieno controllocite-ref-dbi-3-4[3].

Altre minacce alla sua opera di consolidamento del potere centrale gli vennero dal potente mwasiduca del Friuli, mwasmPemmone. Negli anni Trenta sfruttò una contesa che opponeva il duca al mwasqpatriarca di Aquileia Callisto, per deporre Pemmone e sostituirlo con il fedele mwasuRachis, nipote del re (mwasy737).

Nel mwasg739, un'altra rivolta del mwaskduca di Spoleto, mwasoTrasamondo II, compromise la pace; Liutprando marciò su mwassSpoleto e insediò come duca un suo fedele, mwaswIlderico, mentre Trasamondo cercò rifugio a mwas0Roma, presso mwas4papa Gregorio III. Il papa non consegnò l'alleato al re, che cinse d'assedio Roma, saccheggiò il suo contado e fece rasare e vestire i nobili romani secondo l'uso longobardo, chiaro segnale della sua volontà di farne suoi sudditi. Prima di rientrare a mwas8Pavia, in agosto, occupò le roccaforti di mwataAmelia, mwateOrte, mwatiBomarzo e mwatmBlera. Il papa chiese aiuto al mwatqmaggiordomo di palazzo mwatufranco, mwatyCarlo Martello, e riprese l'iniziativa non appena Liutprando si fu allontanato: affidò un esercito a Trasamondo, che in dicembre rioccupò Spoleto ed eliminò Ilderico. Contemporaneamente moriva a mwatcBenevento il fedele mwatgGregorio e il partito autonomista, sostenuto dal papa, elesse al suo posto mwatkGodescalco (mwato740cite-ref-16[16]).

Liutprando non accettò un simile ridimensionamento della sua opera unificatrice e tornò ad attaccare mwauaRavenna, devastando l'mwaueEsarcato e il mwauiducato romano. Nel mwaum741, quando preparava un nuovo attacco a mwauqRoma, mwauupapa Gregorio III morì e il suo successore, mwauyZaccaria, abbandonò mwaucTrasamondo in cambio della restituzione delle quattro roccaforti. Nel mwaug742 Liutprando marciò verso sud e affrontò in battaglia l'esercito bizantino-spoletino tra mwaukFano e mwauoFossombrone. Nello scontro si distinsero i figli del mwausduca del Friuli, mwauwRachis e mwau0Astolfo. Liutprando entrò a mwau4Spoleto, imprigionò e fece rinchiudere in convento Trasamondo e lo sostituì con il nipote mwau8Agiprando, già duca di mwavaChiusi. Calò quindi su mwaveBenevento; mwaviGodescalco fu ucciso mentre tentava la fuga e sul trono ducale salì finalmente mwavmGisulfo, ora maggiorennecite-ref-dbi-3-5[3].

La politica religiosa e la Donazione di Sutri

Definiva se stesso mwavsre cattolico e i Longobardi mwavwpopolo cattolico e si adoperò per il rafforzamento della mwav0Chiesacite-ref-17[17]. Accanto all'attività legislativa, favorì il consolidamento delle strutture ecclesiastiche. Istituì la mwawidiocesi di Ceneda trasferendola da mwawmOderzo e si propose come mediatore nei conflitti che opponevano, in mwawqToscana, quella di mwawuSiena ad mwawyArezzo e quella di mwawcLucca a mwawgPistoia.

Fu il primo re longobardo ad avere una cappella palatina, dove ogni giorno veniva tenuto il servizio divino. Istituì chiese e monasteri; fondò quello di mwaxaSan Pietro in Ciel d'Oro a mwaxePavia e sostenne quello del Monte Bardone. La religione cattolica divenne un nuovo elemento di coesione del regno, essendo ormai la fede comune tanto dei dominatori longobardi quanto dei sudditi romanici.

Nel mwaxq728, nel quadro della sua campagna espansionista ai danni dei domini mwaxubizantini, occupò le fortificazioni di mwaxySutri, nella parte settentrionale del mwaxcducato romano. Dopo cinque mesi, e in seguito alle pressanti insistenze del mwaxgPapa Gregorio II, donò il borgo e alcuni castelli "agli apostoli mwaxkPietro e mwaxoPaolo". Si trattava del primo nucleo del potere territoriale della mwaxsChiesa cattolica, passato alla storia come mwaxwDonazione di Sutricite-ref-treccani-it-18-0[18].

La politica estera

Dopo la morte di mwaymPertarito i sovrani longobardi avevano dedicato scarse attenzioni alle relazioni con gli altri regni europei. Liutprando, al contrario, già prima di salire al trono aveva maturato ampia esperienza sia del mwayqDucato di Baviera, sia del regno mwayufranco. Una volta salito sul trono, intervenne - unico tra i sovrani longobardi - più volte nelle vicende politiche europee, mirando soprattutto a mantenere un equilibrio di pace - ma che lo vedeva comunque protagonista - con i popoli confinanti (Franchi e mwayyAvari).

Nel mwayg717 intervenne nei contrasti interni della mwaykBaviera, sostenendo il fratello di sua moglie Guntrude, Ucberto, anche occupando alcune fortificazioni di confine nel territorio di mwayoMerano.

Con il regno dei mwaywFranchi, nominalmente governato dai mway0Merovingi ma di fatto dai mway4maggiordomi di palazzo mway8Carolingi, i rapporti furono inizialmente tesi, a causa della tradizionale ostilità tra questi e i mwazaBavari alleati di Liutprandocite-ref-19[19]. La situazione mutò quando mwazuCarlo Martello, nel mwazy725, intervenne a sua volta nei conflitti interni bavaresi e sposò una nipote di Guntrude. Tra il maggiordomo di palazzo franco e Liutprando prese forma uno stretto legame che si consolidò, intorno al mwazc730, in un'alleanza formale (mwazgamicitia).

Il legame con mwazoCarlo Martello venne rafforzato nel mwazs737, quando il sovrano mwazwde facto dei mwaz0Franchi inviò a mwaz4Pavia suo figlio mwaz8Pipino affinché Liutprando lo adottasse. Il re lo accolse benevolmente, lo fece rasare all'uso longobardo e lo rimandò al padre con ricchi doni. L'episodio rappresentò un passaggio fondamentale nella storia dei Franchi: attraverso quell'adozione Pipino divenne figlio di re e quindi legittimato, nell'ottica del tempo, ad assumere formalmente il trono a danno della mwaaadinastia Merovingia (cosa che fece nel mwaae751).

Nel mwaam738 Liutprando sostenne nuovamente mwaaqCarlo Martello che, impegnato in quel momento a nord contro i mwaauSassoni, non poteva far fronte al contemporaneo attacco degli mwaayArabicite-ref-20[20] che, a sud, avevano invaso il territorio di mwaasArles. Liutprando mobilitò il suo esercito, penetrò in mwaawProvenza e volse in fuga gli invasoricite-ref-dbi-3-6[3]. La vittoria sugli "infedeli" rafforzò anche le sue vesti di difensore della cristianità, già messe in luce quando, pochi anni prima, aveva messo in salvo dalla mwabeSardegna (minacciata sempre dagli Arabi) quelle che si supponeva fossero le reliquie di mwabisant'Agostino d'Ippona.

I vantaggi dell'alleanza con i Carolingi, allora in piena ascesa, si videro immediatamente: nel mwabo739, nel quadro delle azioni di Liutprando per affermare il proprio potere anche nel centro Italia, l'esercito longobardo saccheggiò il mwabsducato romano e occupò varie roccaforti. mwabwPapa Gregorio III invocò l'aiuto di mwab0Carlo Martello offrendogli la sovranità sui domini bizantini in Italia, che avrebbe dichiarato decaduticite-ref-treccani-it-18-1[18]. Ma il mwacimaggiordomo di palazzo franco non rispose all'appello.

Il mecenatismo

Legato al suo nome è il cosiddetto periodo della "mwacyRinascenza liutprandea", momento di confronto dell'mwaccarte longobarda con i modelli classici romani, che produsse alcuni capolavoricite-ref-betti-21-0[21]; per esempio, a mwacwCividale del Friuli, il mwac0mwac4Tempietto Longobardo o il mwac8frammento di pluteo con testa d'agnello e i mwadamwadeplutei di Santa Maria Teodote a mwadiPaviacite-ref-22[22].

Liutprando, a partire dal 729, fece realizzare un sontuoso mwaeipalazzo a mwaemCorteolona, lungo l'mwaeqOlona nella campagna mwaeupavese, a circa 18 chilometri più ad est del mwaeypalazzo Reale e il vicino mwaecmonastero di Santa Cristina. Il palazzo, nel quale soggiornarono re e imperatori fino al X secolo, era dotato di terme e di una chiesa, dedicata a Sant'Anastasio, presso la quale il sovrano istituì un monasterocite-ref-betti-21-1[21].

La morte

Morì nel gennaio mwae4744 e il suo corpo venne seppellito nella chiesa di Sant'Adriano a mwae8Paviacite-ref-0-24-0[24]cite-ref-1-25-0[25]. Ad oggi non si sa chi sia stato il fondatore della chiesa, ma venne in ogni caso trasformata nel mausoleo di famiglia dal padre Ansprando,cite-ref-1-25-1[25] una scelta forse condizionata dal legame topografico con la necropoli della mwafwchiesa di Santa Maria alle Pertiche,cite-ref-1-25-2[25] la più antica area funeraria longobarda a Pavia.cite-ref-1-25-3[25] I due sovrani vennero spostati da Ulricocite-ref-0-24-1[24], abate di Ciel d’Oro dal 1169 al 1193cite-ref-0-24-2[24] nella mwag0basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, a mwag4Pavia, accanto al monastero che fu fatto costruire per custodirvi le reliquie di mwag8sant'Agostino, prese in mwahaSardegna nel mwahe723 per evitare il pericolo di profanazione da parte dei mwahiSaraceni e donate alla città di Pavia. Nel 2018 le ossa del sovrano sono state al centro di una ricerca bioarcheologica e geneticacite-ref-26[26]. Le analisi hanno dimostrato che i resti appartenevano a tre individui di ceto elevato, dotati di una robusta muscolatura e che assumevano proteine, provenienti principalmente da carne e pesce, in misura maggiore rispetto al resto della popolazione, come hanno evidenziati i confronti con i reperti ossei provenienti da alcune necropoli di mwahcetà longobarda rinvenute nell'mwahgItalia settentrionale. Di questi tre individui, due (un uomo di mezza età e uno più giovane) risalgono al VI secolo, mentre il terzo soggetto, morto intorno ai 40/50 anni, era contemporaneo di Liutprando: è quindi possibile che le ossa del terzo individuo possano appartenere al sovrano longobardocite-ref-27[27]. Nel 2018, durante alcuni lavori di restauro, fu rinvenuto un frammento dell'epigrafe del sovrano all'interno della cripta del mwah0duomo di Paviacite-ref-28[28].

Note

cite-note-11. Nei prologhi per anno delle sue leggi Liutprando si definì utilizzando formule come «excellentissimus christianus Langobardorum rex» (mwaigmwaikBluhme,mwaio pp. 107-108); «excellentissimus rex gentis filicissimae ac catholicae Deoque dilectae Langobardorum» (mwaismwaiwBluhme,mwai0 p. 109); «in Christi nomine rex gentis Langobardorum» (mwai4mwai8Bluhme,mwaja p. 133).
cite-note-22. mwajqQuaderni Ssmd Andrea Gamberini, mwajumwajyIl Versum de Mediolano civitate e le origini di re Liutprando. Una proposta di lettura, in mwajcStudi di storia medioevale e di diplomatica - Nuova Serie, 4 aprile 2019, mwajgDOI:mwajk10.54103/2611-318X/11409. mwajoURL consultato il 14 settembre 2024.
cite-note-dbi-33. mwakomwaksBerto.
cite-note-44. mwak8mwalamwaleSviluppo e affermazione di una capitale altomedievale: Pavia in età gota e longobarda, su mwaliacademia.edu.
cite-note-55. mwalymwalcmwalgLe basi economiche del potere pubblico in età longobarda, su mwalkacademia.edu.
cite-note-66. mwal0mwal4mwal8l'Ordalia del duello nelle leggi Longobarde: l'Editto di Rotari e le leggi di Liutprando., su mwamaacademia.edu.
cite-note-77. mwamqmwamumwamyPavia capitale del regno longobardo: strutture urbane e identità civica, su mwamcacademia.edu.
cite-note-88. mwamsmwamwmwam0Le dimensioni giuridiche della curtis regia longobarda, su mwam4academia.edu.
cite-note-99. mwanimwanmmwanqGiovanni I vescovo e duca di Napoli, su mwanutreccani.it.
cite-note-1010. mwankmwanomwansEUTICHIO, su mwanwtreccani.it.
cite-note-1111. mwaoamwaoemwaoiTRASAMONDO, su mwaomtreccani.it.
cite-note-1212. mwaocmwaogmwaokUna fine inevitabile? Il crollo del regno longobardo di fronte ai Franchi e al papato, su mwaoormojs.unina.it. mwaosURL consultato l'8 settembre 2021 mwaow(archiviato dall'mwao0url originale il 13 luglio 2020).
cite-note-1313. mwapemwapimwapmIldebrando re dei Longobardi, su mwapqtreccani.it.
cite-note-1414. mwapgmwapkmwapoZACCARIA, papa, su mwapstreccani.it.
cite-note-1515. Sull'importanza storica dei contenuti dell'incontro si può vedere un vecchio saggio ancora molto importante come quello di Oreste Bertolini, mwap8Il problema delle origini del potere temporale dei papi nei suoi presupposti teoretici iniziali: il concetto di 'restitutio' nelle prime cessioni territoriali alla chiesa di Roma in mwaqaScritti scelti di storia medievale, vol II, 'Il Telegrafo', Livorno 1968, pp. 487-550
cite-note-1616. mwaqqmwaqumwaqyGODESCALCO, su mwaqctreccani.it.
cite-note-1717. mwaqsmwaqwmwaq0Resenting Iconoclasm. Its Early Reception in Italy through an Inscription from Corteolona, su mwaq4academia.edu.
cite-note-treccani-it-1818. mwarqmwarumwaryGREGORIO III, papa, santo, su mwarctreccani.it.
cite-note-1919. mwarsmwarwmwar0Il potere del re. La regalità longobarda da Alboino a Desiderio, su mwar4academia.edu.
cite-note-2020. mwasimwasmmwasqCARLO MARTELLO, su mwasutreccani.it.
cite-note-betti-2121. mwassmwaswBetti.
cite-note-2222. mwatamwatemwatiPavia città Regia, su mwatmmonasteriimperialipavia.it.
cite-note-232. mwatcmwatgmwatkFigure femminili della Cappella Palatina, su mwatotempiettolongobardo.it.
cite-note-0-2424. mwauimwaummwauqLa tomba di Liutprando, su mwauuLa tomba di sant'Agostino - Pavia, 25 agosto 2010. mwauyURL consultato il 26 febbraio 2019.
cite-note-1-2525. mwavaPaolo de Vingo, mwaveLe forme di rappresentazione del potere e le ritualità funerarie aristocratiche nel regno longobardo in Italia settentrionale, in mwaviActa Archeologica Academiae Scientiarum Hungaricae, 2012, n.mwavm 63.
cite-note-2626. mwavcmwavgmwavkLe ossa di Liutprando, su mwavoPavia e i monasteri imperiali. mwavsURL consultato il 4 maggio 2021.
cite-note-2727. mwav8mwawamwaweExhumation and anthropological study of the skeletal remains attributed to Liutprand, King of the Lombards(c. 690-744 AD), su mwawimattioli1885journals.com.
cite-note-2828. mwawyFabio Besostri, mwawcUn'epigrafe longobarda nella cripta del Duomo di Pavia, in Saverio Lomartire e Maria Teresa Mazzilli Savini (a cura di), mwawgSepolture di re longobardi e monasteri imperiali a Pavia. Studi, restauri, scavi, Milano, Cisalpino, 2021, pp.mwawk 125-130, mwawoISBNmwaws 978-88-205-1136-4.

Bibliografia

Fonti primarie

• citerefbluhme(LA) Leges Liutprandi regis, edente Friderico Bluhme, in mwaxiMonumenta Germaniae Historica inde ab anno Christi quingentesimo usque ad annum millesimum et quingentesimum. Leges, vol. 4, Hannoverae, impensis bibliopolii aulici Hahniani, 1868, pp. 96-182.
• mwaxqPaolo Diacono, mwaxumwaxyHistoria Langobardorum (mwaxcStoria dei Longobardi, Lorenzo Valla/Mondadori, Milano 1992)

Fonti secondarie

• citerefbertoLuigi Andrea Berto, LIUTPRANDO, re dei Longobardi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 65, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005.
• citerefbettiFabio Betti, LIUTPRANDO, in Enciclopedia dell'arte medievale, vol. 7, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1996.
• mwax4Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi, traduzione di Paola Guglielmotti, Torino, Einaudi, 1995 [1982], ISBN 88-06-13658-5.
• Sergio Rovagnati, mwayaI Longobardi, Milano, Xenia, 2003. ISBN 88-7273-484-3

Altri progetti

Altri progetti

• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Liutprando

Collegamenti esterni

• citerefenciclopedia-italianaAugusto Lizier, LIUTPRANDO re dei Longobardi, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
• citerefdizionario-di-storiaLiutprando, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itLiutprando (re dei Longobardi), su sapere.it, De Agostini.
• citerefenciclopedia-dell-arte-medievaleF. Betti, LIUTPRANDO, in Enciclopedia dell'Arte Medievale, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1996.
• citerefbritannica-com(EN) Liutprand, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwaygLa leggenda, su liutprand.it. URL consultato il 6 aprile 2006 (archiviato dall'url originale il 9 dicembre 2007).
• mwayoBiografia di Liutprando, su roth37.it.
• mwaywIl riscatto delle reliquie di S. Agostino, su 30giorni.it. URL consultato il 13 febbraio 2007 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2007).